La conferenza cerca di mostrare come gli artisti abbiano espresso attraverso le loro opere, siano esse sculture, pitture, fotografie o altre forme espressive, il senso d’empatia degli esseri umani nei rapporti tra loro, ma anche tra uomini e natura e uomini e animali.

Le Grazie o Cariti presso i greci prima e i romani dopo, erano anche le Dee della gioia di vivere perché infondevano la felicità della Natura nel cuore degli Dèi e dei mortali e quindi sono le uniche dee dell’antichità che, a buon diritto, possiamo identificare come le Dee della Gentilezza.
Seneca le descrisse come l’incarnazione del triplice ritmo della generosità: offrire, accettare e restituire, simboleggiato dall’intreccio delle mani delle tre fanciulle.
Il soggetto è stato ripreso in varie opere pittoriche e scultoree.

Museo dell’Ermitage, S. Pietroburgo.
Unicorno simbolo di gentilezza
L’Unicorno è da sempre considerato un simbolo di potenza e di gentilezza.
Il primo a parlare di lui fu il medico greco Ctesia nel 400 a. C. attribuendogli proprietà taumaturgiche.
Il primo a dargli il nome di Unicorno fu Plinio il Vecchio (24-79 a. C.) che gli assegnò un carattere timido. Nella cultura posteriore occidentale si cercò di spiritualizzare la simbologia dell’Unicorno: l’iconografia prese a rappresentare il corno nel mezzo della fronte dell’animale, fronte da sempre considerata il centro dello spirito. Con questo gesto apparentemente semplice l’occidente cristiano spiritualizzò il precedente simbolo pagano; integrazione determinante per l’inserimento di questo animale nell’iconografia cristiana fu questo elemento: la sua cattura può avvenire solo per mezzo di una vergine, riferimento chiaro all’incarnazione del Figlio di Dio attraverso la Vergine Maria.



Scrisse Leonardo: «L’alicorno, ovvero unicorno, per la sua intemperanza e non sapersi vincere, per lo diletto che ha delle donzelle, dimentica la sua ferocità e salvatichezza; ponendo da capo ogni sospetto va alla sedente donzella, e se le addormenta in grembo; e i cacciatori in tal modo lo pigliano».
Gesti di gentilezzacome espressione dell’amor cortese
Andrea Cappellano, primo trovatore aquitano, vissuto nella seconda metà del XII sec., periodo in cui nascevano e si diffondevano il costume e la lirica cortese, scrisse «De amore», o «De honeste Amandi», opere in cui furono fissate le norme e i precetti di quello che l’autore definì il “fin’amor”.

Biblioteca di Heidelberg
L’ Amor cortese fu poi cantato ed interpretato tante volte nell’arte, fino ai nostri giorni….


a dx: Gaetano Previati,Giulietta e Romeo, 1889-’90, collezione privata, Milano.

La gentilezza nei gesti di danza
Nella conferenza si analizzeranno varie opere in cui la danza esprime la gentilezza in contesti differenti. Ecco alcune delle opere



La gentilezza dei santi
tanti esempi da S. Franceso al Buon Samaritano…

a dx: V. Van Gogh, Il buon Samaritano, Kröller Müller Museum, Otterlo.

La gentilezza nei monumenti funebri
Il Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova, come quello di Bonaria a Cagliari,ci offrono numerosi esempi di gentilezza espressa nei monumenti funebri che stestimoniano l’affetto che lega chi resta alle persone defunte.

Atteggiamenti gentili di vario genere troviamo poi in opere d’arte che spaziano dalla pittura alla fotografia, al fumetto…

a dx: Norman Rockwell, “The American Way”, copertina per la rivista “The Saturday Evening Post” del 4 marzo 1944.


Nuno Lobito (Portogallo), primo premio
nonno e nipote, Tananarivo, Madagascar.

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