
Testa di donna velata, provenienza Cirene, 350 a.C., MET, NY.
Corpi velati – corpi svelati:Uso e significato del velo e della veste nella Civiltà greca ricavati da letteratura e arte dell’antichità classica.
conferenza di Rosalba Antonelli
Biblioteca Civica di Abano Terme – Via Matteotti, 71
Ingresso libero
Esistono molti riferimenti al velo e all’atto del velarsi sparsi nella letteratura e nell’iconografia greca, ma nessuna di queste fonti ci dice categoricamente le ragioni dell’uso del velo nella società greca, su come veniva percepito, né fornisce dettagli su chi metteva il velo e quando veniva indossato. Questi particolari devono essere ricavati da testi e immagini sparsi e messi insieme per creare un quadro più integro (ma non necessariamente completo). Dalle fonti si evince che nell’antica Grecia ci si aspettava che una donna fosse velata in situazioni pubbliche o in presenza di uomini sconosciuti e che il velo era da loro indossato abitualmente. Naturalmente, la stragrande maggioranza delle fonti importanti in nostro possesso è stata creata da uomini; quindi, ci manca una prospettiva femminile (l’ovvia eccezione è la poesia di Saffo). Durante questa conferenza scopriremo che anche gli uomini in alcune occasioni si velavano.
Generalmente, nella società greca antica, gli uomini erano scoperti. L’impiego del velo nei maschi è, tuttavia, testimoniato nelle opere di Omero: egli usa i termini krédemnon e phāros a volte con funzioni salvifiche,in altre di controllo – comando,talvolta é impiegato per celare sentimenti ed identità. Inoltre gli uomini si velavano durante le pratiche mistiche d’iniziazione.
Achille velato, in lutto per la morte di Patroclo, e Odisseo, coppa, 470 a.C., British Museum, Londra.

Nella documentazione letteraria greca fin dai poemi epici è testimoniato l’uso del krédemnon da parte delle donne, siano esse dee o mortali, queste ultime di stirpe reale.
L’uso del velo ha origini antiche, documentate nel Codice di Hammurabi (XVIII secolo a.C.) come anche in quello della Legge Assira (VII secolo a.C.), che sancivano per le donne sposate l’obbligo di portare il velo e che, di contro, ne proibiva l’uso a schiave e prostitute. Non esistono nel mondo greco leggi note sul velo paragonabili alla Legge 40 assira, tuttavia il privilegio dato da Omero al velo come segno d’onore nei suoi personaggi femminili di classe superiore indica l’esistenza di una società che comprendeva e partecipava ai valori sociali del velo. L’uso del velo è associato alla “rispettabilità” femminile ed é, anzi, da esso è garantito.
Donna sumerica seduta, da Mari, Tempio di Ishtarat, 2645 – 2460 a.C, Museo Nazionale, Damasco.

La parola greca αἰδώς (Aidōs) ha una gamma di significati molto ampia: può indicare ‘reverenza’,‘timore religioso’, ‘senso dell’onore’, ‘ritegno’ in sé e per sé, o anche il ‘pudore’, a volte ‘vergogna ’. L’Aidōs è una componente centrale della logica che sta alla base del velo come simbolo di modestia, sessualità, invisibilità, impurità e status.
Nella conferenza si tratterà dell’uso del velo nel teatro greco: nel linguaggio scenico indica simbolicamente una «situazione di disagio».
Niobe in lutto, part., 340-330 a.C., Nicholson Museum, Sidney.

Nella letteratura greca il termine krédemnon indica sia il velo femminile che i «sacri bastioni» (hiera krēdemna= sacri veli) della città: il velo femminile e le mura difensive di una città-stato sono un tutt’uno. Nell’ Iliade Achille implora Zeus che gli dia forza per sciogliere il sacri veli delle torri di Troia, la sua richiesta viene esaudita. Andromaca, sposa di Ettore, alla notizia della morte del marito, ucciso in duello da Achille sotto le mura di Troia, si strappa dalla testa il kredemnon: è più di un semplice gesto di lutto; con la morte del marito, Andromaca si ritrova improvvisamente senza protezione, sa che ciò che l’attende è la minaccia di violenza sessuale e schiavitù. Sciogliere i veli è una nitida metafora per il saccheggio di una città e per la violazione della castità di una donna che ne consegue.
Il krédemnon può divenire un simbolo potente «di protezione» della castità, dell’onore, della posizione sociale di chi lo porta, combinato al senso di riguardo o rispetto mostrato nei confronti di chi lo indossa.
Pittore di Kleophrades, Hydria Vivenzio, Cassandra e Aiace part., 480 a.C., M. archeologico, Napoli.

Il velo della sposa e il suo sigillo, l’imene della sposa, andranno rimossi nel corso del primo atto sessuale, che avviene, nel mondo greco, durante i riti nuziali celebrati in occasione delle feste dette Anakalupteria.
Il rito matrimoniale e la festa dello svelamento conferivano alla sposa e ai suoi futuri figli una legittimità socialmente riconosciuta.
Statuetta fittile votiva con gesto di anakalypsis, VI-V sec. A.C, Museo Civico Castello Ursino, Catania.

Verso la metà del V secolo l’iconografia suggerisce che le donne iniziarono a utilizzare indumenti per coprire sempre più il corpo fino ad avvolgerlo interamente: le vesti celano le forme del corpo e con esso si fondono quasi completamente equiparando il soggetto da coprire all’oggetto coprente.
Alla fine del IV secolo la tendenza raggiunse il suo apice con l’introduzione del tegidion detto anche prosõpidion (“piccola maschera” o “copertura per il viso”), un velo creato specificamente per coprire il viso.
Statuetta in bronzo di ballerina col volto interamente velato, part., II-III sec. d.C, forse da Alessandria d’Egitto, MET., NY

Il velo ritma anche il varco attraverso la soglia della morte, verso una condizione che segna l’inizio di un’altra vita. Il velo nel mondo greco sottolinea la transizione da una condizione a un’altra: il momento dello svelamento nel matrimonio può essere posto su un piano di complementarità ideale col momento dell’attraversamento della soglia che separa la vita dalla morte, fase di passaggio da una dimensione a un’altra.
Stele funeraria di donna, 450 a.C., MET, NY

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