Testa di donna velata, provenienza Cirene, 350 a.C., MET, NY.

Corpi velati – corpi svelati:Uso e significato del velo e della veste nella Civiltà greca ricavati da letteratura e arte dell’antichità classica.
conferenza di Rosalba Antonelli
Biblioteca Civica di Abano Terme – Via Matteotti, 71
Ingresso libero

La parola greca αἰδώς (Aidōs) ha una gamma di significati molto ampia: può indicare ‘reverenza’,‘timore religioso’, ‘senso dell’onore’, ‘ritegno’ in sé e per sé, o anche il ‘pudore’, a volte ‘vergogna ’. L’Aidōs è una componente centrale della logica che sta alla base del velo come simbolo di modestia, sessualità, invisibilità, impurità e status.
Nella conferenza si tratterà dell’uso del velo nel teatro greco: nel linguaggio scenico indica simbolicamente una «situazione di disagio».
Niobe in lutto, part., 340-330 a.C., Nicholson Museum, Sidney.


Nella letteratura greca il termine krédemnon indica sia il velo femminile che i «sacri bastioni» (hiera krēdemna= sacri veli) della città: il velo femminile e le mura difensive di una città-stato sono un tutt’uno. Nell’ Iliade Achille implora Zeus che gli dia forza per sciogliere il sacri veli delle torri di Troia, la sua richiesta viene esaudita. Andromaca, sposa di Ettore, alla notizia della morte del marito, ucciso in duello da Achille sotto le mura di Troia, si strappa dalla testa il kredemnon: è più di un semplice gesto di lutto; con la morte del marito, Andromaca si ritrova improvvisamente senza protezione, sa che ciò che l’attende è la minaccia di violenza sessuale e schiavitù. Sciogliere i veli è una nitida metafora per il saccheggio di una città e per la violazione della castità di una donna che ne consegue.
Il krédemnon può divenire un simbolo potente «di protezione» della castità, dell’onore, della posizione sociale di chi lo porta, combinato al senso di riguardo o rispetto mostrato nei confronti di chi lo indossa.
Pittore di Kleophrades, Hydria Vivenzio, Cassandra e Aiace part.,  480 a.C., M. archeologico, Napoli.

Il velo della sposa e il suo sigillo, l’imene della sposa, andranno rimossi nel corso del primo atto sessuale, che avviene, nel mondo greco, durante i riti nuziali celebrati in occasione delle feste dette Anakalupteria.
Il rito matrimoniale e la festa dello svelamento conferivano alla sposa e ai suoi futuri figli una legittimità socialmente riconosciuta.
Statuetta fittile votiva con gesto di anakalypsis, VI-V sec. A.C, Museo Civico Castello Ursino, Catania.

Verso la metà del V secolo l’iconografia suggerisce che le donne iniziarono a utilizzare indumenti per coprire sempre più il corpo fino ad avvolgerlo interamente: le vesti celano le forme del corpo e con esso si fondono quasi completamente equiparando il soggetto da coprire all’oggetto coprente.
Alla fine del IV secolo la tendenza raggiunse il suo apice con l’introduzione del tegidion detto anche prosõpidion (“piccola maschera” o “copertura per il viso”), un velo creato specificamente per coprire il viso.
Statuetta in bronzo di ballerina col volto interamente velato, part., II-III sec. d.C, forse da Alessandria d’Egitto, MET., NY
 

 Il velo ritma anche il varco attraverso la soglia della morte, verso una condizione che segna l’inizio di un’altra vita. Il velo nel mondo greco sottolinea la transizione da una condizione a un’altra: il momento dello svelamento nel matrimonio può essere posto su un piano di complementarità ideale col momento dell’attraversamento della soglia che separa la vita dalla morte, fase di passaggio da una dimensione a un’altra.
Stele funeraria di donna, 450 a.C., MET, NY