Le figure angeliche e diaboliche appartengono alla grande tradizione dell’immaginario occidentale e rendono visibile ciò che, per definizione, non ha corpo. Per questo la loro rappresentazione è uno dei campi più interessanti dell’iconografia: costringe gli artisti a dare forma al trascendente, al giudizio, alla paura e alla speranza.
Il percorso dedicato agli angeli segue la costruzione delle creature celesti dalle origini al Barocco. Quello dedicato al diavolo, invece, attraversa la metamorfosi delle immagini del male, dalle forme più simboliche alle invenzioni più drammatiche e teatrali. In entrambi i casi l’opera non illustra soltanto un contenuto religioso, ma costruisce un linguaggio visivo fatto di posture, attributi, gesti e relazioni spaziali.
Tra i riferimenti citati compaiono opere legate al Giudizio Universale e a scene di psicostasia, con esempi che vanno da Notre-Dame a Santa Maria Novella. La lettura iconografica consente di seguire la lunga durata di certi segni e di capire come il sacro si sia tradotto, di secolo in secolo, in immagini riconoscibili e insieme mutevoli.
Osservare angeli e diavoli significa interrogare la capacità dell’arte di dare volto alle forze invisibili che abitano la cultura europea, trasformandole in memoria condivisa.
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